Automazione del blog con agenti AI e feed RSS

Ho automatizzato quasi tutto il mio blog. Tranne me stesso

Ogni mattina alle sei, mentre dormo, un plugin che ho costruito con l’aiuto di Claude si sveglia al posto mio. Va a pescare le notizie da una manciata di feed RSS, le passa a degli agenti che le filtrano per i temi che mi riguardano, UX, AI, web design, e mi lascia un report pronto quando accendo il computer. Tutto vive su una repo GitHub, parte da solo, non tocco niente. Sulla carta è esattamente il tipo di automazione che sognavo tre anni fa.

Il problema è che quel report, la sera, lo apro raramente.

Ho passato mesi a rifinire quella pipeline. Query migliori per le fonti, prompt più precisi per gli agenti, filtri per evitare doppioni con quello che ho già scritto (57 articoli e passa, tenerne traccia a mano sarebbe stato un incubo). Ho automatizzato la parte più noiosa del lavoro editoriale, quella di setacciare internet per capire cosa vale la pena raccontare. E ci sono riuscito bene. Il collo di bottiglia però non si è spostato, si è solo ristretto attorno a un unico punto: io che devo leggere quel report, scegliere cosa mi tocca davvero, e scriverci sopra.

Ultimamente quel punto è quasi sempre bloccato. Tra progetti, clienti, revisioni, telefonate che si allungano, arrivo alla sera con l’energia di aprire la mail e basta. Il report resta lì, letto a metà, con tre o quattro temi segnati che meriterebbero un articolo e che invece finiscono nel dimenticatoio della settimana successiva.

Cosa succede quando l’automazione arriva a un passo dal traguardo

Quello che mi sono trovato davanti è un pattern che vedo spesso anche nei progetti dei clienti: si automatizza tutto quello che è meccanico, ricerca, raccolta, prima scrematura, e poi ci si ferma proprio nel punto in cui serve una decisione umana. È lì che la macchina si spegne e tocca a me riaccenderla. Ha senso quando quella decisione richiede davvero qualcosa che solo io posso dare, un giudizio, un’opinione, un modo di raccontare le cose che viene dalla mia esperienza. Ma non tutti i temi del report hanno bisogno di quel livello di me.

Se esce una nuova versione di Figma, o un aggiornamento su un modello AI, quello è puro fatto. Non serve la mia empatia per raccontarlo, serve solo che qualcuno lo scriva bene, lo verifichi, e lo pubblichi prima che diventi vecchio. Per quel tipo di articoli, forse, il confine dell’automazione può spostarsi un altro po’.

Dove voglio spostare il limite

Sto pensando di far scrivere e proporre in bozza anche quel tipo di pezzi, quelli puramente informativi, agli stessi agenti che oggi si occupano solo della ricerca. Non tutto, non i pezzi dove racconto un ragionamento o una scelta di lavoro, quelli restano miei e voglio che restino miei. Ma per una release software, un aggiornamento di uno strumento che uso, una notizia di settore, non vedo perché la bozza non possa arrivare già scritta, pronta perché io la legga, la corregga se serve, e la pubblichi in cinque minuti invece che in un’ora.

Il rischio, e lo so bene, è che alla lunga anche quei pezzi finiscano per somigliarsi tutti, con lo stesso ritmo, le stesse aperture. L’ho visto capitare in altri progetti: più si alza la frequenza di pubblicazione automatica, più la voce personale rischia di diluirsi. Per questo penso che valga la pena tenere una soglia, tipo uno su quattro articoli deve essere scritto davvero da me, di getto, senza nessun agente in mezzo.

Il vero limite non è tecnico

La parte più onesta di questo articolo è ammettere che il problema non è mai stato trovare lo strumento giusto. Claude scrive bene, gli agenti fanno il loro lavoro, la repo gira ogni mattina senza intoppi. Il limite sono io che devo trovare il tempo, la testa, la voglia di sedermi e trasformare quello che leggo in qualcosa di mio, devo essere io il filtro. Nessuna automazione risolve questo, al massimo lo rimanda un po’ più in là, a un articolo che scrivo domani invece che oggi.

Quindi sto per lanciarmi in questo esperimento, un livello in più di automazione ma solo sui contenuti dove la mia assenza non si sente. Vediamo se funziona, o se scopro che anche lì, in fondo, serve più di me di quanto pensassi.

Tu dove tracci il confine tra quello che lasci fare a un’automazione e quello che vuoi scrivere sempre con le tue mani? Se stai affrontando un problema simile con il tuo blog o i tuoi contenuti, scrivimi, ne parliamo volentieri.