Devo confessare una cosa: per due giorni ho litigato con un’AI. Non nel senso filosofico. Nel senso che continuavo a dirle “fixa questo bug” e lei continuava a non farcela.
Il problema era tecnico ma banale: una landing page per i miei clienti, con un modulo che doveva allegare file e inviarli via email. Roba che un programmatore avrebbe sistemato in cinque minuti, lo so. Io non sono un programmatore. Sono un grafico, UX e UI designer, so metterci le mani su HTML, CSS e PHP se trovo già qualcosa di strutturato, ma la programmazione vera non è il mio mestiere. Quindi mi affido agli strumenti che ho.
Per due giorni, Claude Code non riusciva a cavarne fuori nulla. Gli allegati non arrivavano. Il messaggio di successo dopo l’invio non compariva. Riprovavo, riformulavo, insistevo. I token scorrevano. La frustrazione saliva. A un certo punto ho mollato perché continuare non aveva senso: ero troppo demoralizzato per ragionare bene.
Quella stessa sera mi arriva una mail di Anthropic: nuovo modello, Claude Fable 5.
Il giorno dopo, tre minuti.
L’ho aperto in Claude Code, ho selezionato il nuovo modello, ho scritto una cosa semplicissima: “sistema ciò che hai lasciato in sospeso”. Senza contesto aggiuntivo, senza spiegazioni. Tre minuti dopo mi restituisce due file da sostituire via FTP. Sostituisco, testo. Funziona tutto, al primo tentativo.
Da un lato c’è la soddisfazione ovvia. Dall’altro c’è una sensazione che non riesco a scrollarmi di dosso.
Due giorni di un modello. Tre minuti del successivo. Ventiquattr’ore di distanza tra i due.
Questo è il ritmo adesso. Non parlo di aggiornamenti annuali come un sistema operativo. Parlo di salti qualitativi a distanza di settimane, a volte giorni. Fable 5 è uscito il 9 giugno 2026, già considerato il modello più avanzato della famiglia, quello che consuma crediti due volte più velocemente di Opus perché fa cose che Opus non faceva con la stessa efficacia. Per me, nella pratica quotidiana, questo vuol dire una cosa concreta: lo strumento che uso oggi potrebbe essere superato domani da qualcosa che risolve lo stesso problema in un decimo del tempo.
Il che è oggettivamente fantastico. Ma crea anche una forma di vertigine che non so esattamente come chiamare.
Non è la paura di essere sostituito. È un’altra cosa.
Sul tema “l’AI prenderà il mio lavoro” ho già le mie idee e non sono cambiate: il design, la relazione con il cliente, la capacità di leggere un brief tra le righe, non sono cose che un modello rimpiazza così. Ma c’è qualcosa di diverso che mi inquieta di più.
Quando esce un nuovo strumento di design, ho il tempo di testarlo, capire se mi serve, integrarlo nel flusso o ignorarlo. Con i modelli AI la velocità è un’altra. Mentre provo a capire come funziona uno, il successivo è già disponibile. Mentre mi abituo a un certo tipo di output, le aspettative si spostano di nuovo.
Ho passato due giorni a insistere con uno strumento che non era all’altezza del problema. Non perché fossi stupido, ma perché non sapevo che quello dopo avrebbe fatto la differenza. E questo è il punto che mi rimane: con strumenti che cambiano così in fretta, parte del lavoro diventa capire quando smettere di insistere e aspettare che arrivi qualcosa di meglio. Non è una competenza tecnica. È quasi una competenza psicologica.
La domanda che conta davvero
Il mio cliente non sa cosa sia Claude Fable 5. Non gliene importa. Gli importa che il briefing funzioni, che riceva risposta in tempi ragionevoli, che il lavoro sia fatto bene. Lo strumento è invisibile. Sono io che devo capire quale usare e quando.
Forse la competenza che conta non è conoscere ogni modello, ma sapere cosa chiedere e a chi. E avere l’onestà di riconoscere quando, come in quei due giorni, stai insistendo con lo strumento sbagliato aspettando risultati che non arriveranno.
Per quanto tempo riuscirò a star dietro a tutto questo? Non lo so. Ma per ora la risposta pratica è: abbastanza da sapere che Fable 5 esiste, e che vale la pena provarlo prima di arrendersi.
Hai anche tu questa sensazione di rincorrere qualcosa che va più veloce di te? Come ci fai i conti nel tuo lavoro? Scrivimi dalla pagina contatti.

